Guide to the 2026 Hyper-Amortization Plan and Industry 4.0 Incentives

Con il piano di Iperammortamento 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy punta a sostenere la digitalizzazione e la sostenibilità delle imprese situate sul territorio nazionale.
In cosa consiste l’agevolazione?
L’incentivo si rivolge ai soggetti titolari di reddito d’impresa e consiste in una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi, che ha rilevanza ai fini IRPEF e IRES. La misura del beneficio è modulata in base all’entità dell’investimento:
• 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
• 100% per la quota oltre i 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
• 50% per la quota oltre i 10 milioni e fino a un limite massimo di 20 milioni di euro.
Cosa si può finanziare?
Il piano copre tre grandi categorie di investimenti:
- Beni materiali strumentali (Allegato IV): Macchinari e impianti nuovi e interconnessi ai sistemi gestionali aziendali.
- Beni immateriali strumentali (Allegato V): Software, piattaforme e sistemi digitali funzionali alla trasformazione 4.0.
- Autoproduzione di energia: Investimenti in beni materiali finalizzati alla produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo (inclusi i sistemi di stoccaggio).
Nello specifico:
Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti.
a) macchine utensili per asportazione;
b) macchine utensili operanti con laser e altri processi a flusso di energia (ad esempio, plasma, waterjet, fascio di elettroni), elettroerosione, processi elettrochimici;
c) macchine e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime;
d) macchine utensili per la deformazione plastica dei metalli e altri materiali;
e) macchine utensili per l’assemblaggio, la giunzione e la saldatura;
f) macchine per il confezionamento e l’imballaggio;
g) macchine utensili di de-produzione e riconfezionamento per recuperare materiali e funzioni da scarti industriali e prodotti di ritorno a fine vita (ad esempio macchine per il disassemblaggio, la separazione, la frantumazione, il recupero chimico);
h) robot, robot collaborativi e sistemi multi-robo;
i) macchine utensili e sistemi per il conferimento o la modifica delle caratteristiche superficiali dei prodotti o la funzionalizzazione delle superfici;
l) macchine per la manifattura additiva utilizzate in ambito industriale;
m) macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio, RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici);
n) impianti tecnologici necessari a garantire le condizioni ambientali e operative dei processi produttivi (sistemi HVAC, ventilazione, sistemi di umidificazione/deumidificazione);
o) magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica.
Tutte le macchine sopra citate devono essere dotate delle seguenti caratteristiche:
• controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller;
• interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program;
• integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo;
• interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive;
• rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro.
Inoltre, tutte le macchine sopra citate devono essere dotate di almeno due tra le seguenti caratteristiche per renderle assimilabili o integrabili a sistemi cyberfisici:
• sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto;
• monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo;
• caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico, digital twin).
Costituiscono, inoltre, beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese secondo il paradigma « 4.0 » i dispositivi, la strumentazione e la componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti inclusa la componentistica meccatronica ad alta efficienza con capacità di recupero energetico (azionamenti rigenerativi, attuatori intelligenti, inverter interconnessi).
Le principali novità del 2026
Il nuovo piano introduce alcuni cambiamenti significativi rispetto al passato che le imprese devono tenere bene a mente:
• Ammissibilità temporale: Sono agevolabili gli investimenti completati nel 2026, anche se l’ordine è stato effettuato nel 2025.
• Addio al vincolo “made in EU”: Cade l’obbligo di provenienza europea per i beni degli Allegati IV e V, con l’eccezione dei pannelli fotovoltaici (che devono essere iscritti al registro ENEA).
• Perizia obbligatoria per tutti: A differenza del passato, la perizia tecnica asseverata diventa obbligatoria per ogni investimento, indipendentemente dal valore (anche sotto i 300.000 €).
• Software SAAS esclusi: I software acquistati in modalità “Software as a Service” non risultano agevolabili.
• Comunicazioni GSE: Per accedere al beneficio sarà necessario inoltrare ben cinque comunicazioni al portale del GSE.
Un focus sulla tecnologia: AI, Cybersecurity e Sostenibilità.
L’elenco dei beni agevolabili riflette l’evoluzione tecnologica attuale. Tra i beni materiali, spiccano le infrastrutture per l’Intelligenza Artificiale (cluster HPC, server GPU), le reti 5G private e i sistemi di cybersecurity industriale.
Sul fronte del software (Allegato V), l’attenzione si sposta verso l’IA generativa e autonoma, il Digital Twin e le piattaforme per la gestione della Carbon Footprint e del Passaporto Digitale del Prodotto.
Prossime scadenze
Sebbene le linee guida siano già definite, l’operatività ufficiale della misura è legata alla conferma della Corte dei Conti e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’apertura del portale GSE per l’invio delle pratiche è prevista indicativamente intorno al 10 giugno 2026.
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